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Incroci
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Incroci n. 27 - Passato presente

10,00 €
Tasse escluse

n. 27 (gennaio-giugno 2013)

ISBN: 9788867170746

Quantità

  • Editoriale

Quando si dice “volatilità”, sia in campo economico che chimico, si allude a una qualità che riguarda le sostanze, sia quelle finanziarie sia quelle materiali. A ben vedere, la stessa nozione può essere applicata al mondo culturale con particolare riguardo al complesso di riferimenti, memorie, diacronie, produzioni che siamo soliti inglobare nel concetto di “tradizione”. L’accelerazione del tempo, l’onnipresenza del presente, la velocità delle comunicazioni offerta dai mezzi informatici (che stanno producendo una grande mutazione antropologica di cui forse non siamo pienamente consapevoli) fanno in modo che il raccordo con il patrimonio della tradizione venga, se non compromesso, certamente modificato, riducendone lo spessore che andrebbe garantito per poterne attivare le cospicue risorse e determinandone una accentuata “volatilità”.

Questo numero, almeno nel suo epicentro tematico e nella sua intenzione problematica, vuole promuovere una riflessione sulle modalità in cui si produce tradizione nel mondo della cultura e della letteratura: quelle modalità con cui ogni generazione cerca di non smarrire il portato delle precedenti e impedire, così, al passato di volatilizzarsi. In tale ottica, vogliamo suggerire di mobilitare gli “strumenti umani” cui questa rivista fa spesso riferimento per liberarsi da sterili ritualismi intellettualistici e da inerti pratiche autoreferenziali per incentivare, invece, l’aspetto relazionale, “umano”, che può intercorrere tra le persone e le loro carte, gli uomini e i libri. Quanta più umanità sapremo intercettare nelle cose letterarie e artistiche, tanto più saremo in grado di partecipare alla costruzione di una tradizione fatta di vite corpi incontri scambi pensieri, da attivare sia nei confronti dei contemporanei che nei confronti di chi ha lasciato il presente per farsi passato.

La proposta di Alida Airaghi, in apertura, viaggia proprio in questa direzione, applicando una modalità particolare di interlocuzione biunivoca con interlocutori e modelli ideali. Segue la scrittura “scenica” di Rita Filomeni, interessata a intercettare campionature di umanità non consuete ma capaci di scrivere dentro la psiche oltre che sulla pagina. Entrambe le proposte sono costruite con andamento poematico, in linea con la scelta che la rivista ha da tempo dichiarato di prediligere. Anche il racconto di Carmine Tedeschi si muove nella direzione di un’umanità sui generis da avvicinare anche al fine di cogliere certi aspetti della cosiddetta crisi, che ci sta attraversando nell’attesa che noi si sappia in qualche modo attraversarla. Per dimostrare come le relazioni umane ci permettano di avere con la tradizione un contatto caldo e coinvolgente, Giuliana Lucchini ha curato un pensiero plurale offerto al Giacomo Leopardi dell’Infinito, cui dedica un intervento artistico Lucio Gacina, autore anche dell’opera ospitata in copertina.

Passando alla parte saggistica, almeno i primi contributi costituiscono una testimonianza e un’applicazione del principio di cui si è detto. Francesca Lo Bue s’avvicina proprio all’Infinito leopardiano, Salvatore Francesco Lattarulo parla della sua vicinanza a Cristanziano Serricchio fino agli ultimi giorni del poeta, Rodolfo Di Biasio ricorda il suo maestro di vita Giuliano Manacorda e il suo compagno di viaggio Leonardo Mancino (del quale ripropone una significativa intervista risalente agli anni Settanta), Raffaele Nigro offre l’esito di un incontro con Rigoni Stern, Domenico Ribatti rende omaggio a Rita Levi Montalcini, Maria Rosaria Cesareo lo fa nei riguardi di Tonino Guerra leggendone l’ultima pubblicazione, Monia De Bernardis segue il filo speciale che collega Isabella Morra a Dacia Mariani per il tramite di Croce: tutti questi interventi non sono che diverse declinazioni della medesima premura, ovvero raccogliere la lezione e le istruzioni per l’uso dell’esistenza che, direttamente o indirettamente, attraverso la carta o la carne, si sono ricevute da maestri o compagni di viaggio e farsi portatori sani di passato, al fine di garantirne una sopravvivenza nel presente (una presenza viva), contribuendo così alla costruzione di una tradizione fatta di persone, contatti, rapporti, relazioni, coinvolgimenti, oltre che di testi e studi. In altre parole, chi rimane a presidiare lo spazio della parola, può scegliere di farsi umile e consapevole sherpa affinché il passato si trasformi in presenza attiva, in tradizione viva, come antidoto al pericolo della volatilità.

Anche in questo modo, peraltro, si può contrastare creativamente la caduta di tensione culturale che si annida nella vigente crisi di civiltà, una crisi sulla quale «incroci» continua a sollecitare analisi e confronti, così come del resto fanno, dal loro canto, Maria Pizzarelli e Ivan Pozzoni, la prima dedicando attenzione a Moravia, il secondo illustrando come in un periodo critico della Grecia antica furono gli intellettuali a occuparsi di trovare risposte. Questo pensiero-omaggio rivolto al mondo greco vuole, evidentemente, essere il controcanto rispetto alle valutazioni finanziarie che lo hanno recentemente mortificato. Un pensiero-omaggio riproposto nell’ultima pagina destinato ai testimonial (ospiti di riguardo) della rivista, come si può vedere.

La consueta ricca rassegna di recensioni e schede chiude anche questo numero che – ricordiamolo – si aggiunge a tutti quelli che dall’anno 2000 escono con puntualità due volte l’anno, per mostrare come, con ricambi generazionali innestati su presenze in qualche modo “tradizionali”, sia possibile partecipare alla produzione di pensiero vissuto, prima che scritto: un modo per ridurne la volatilità e farne tradizione.

 

>> In questo numero
>> Il blog di Incroci

Scheda tecnica

Pagine
142
Anno di pubblicazione
2013
Formato
17x24